Maria Vittoria Paolillo: dagli errori ho capito chi sono

Maria Vittoria Paolillo: dagli errori ho capito chi sono

ROMA.

C’era una volta il designer.
Una figura auto assorbita nel suo spazio creativo, il cui lavoro era principalmente quello di costruire la propria identità stilistica, fare ricerca, sperimentare e trovare uno spazio commerciale per vendere le proprie creazioni.
Una sorta di distacco, tra l’intimità delle proiezioni mentali e la socialità della folla al di fuori, caratterizzava questa professione. Oggi non è più sufficiente.

“Un designer deve avere competenze creative, produttive e tecnologiche. La sola fantasia non basta più ed è essenziale che il progettista comprenda e conosca il contesto nel quale il suo progetto va a collocarsi”, così mi ha ricordato Alba Cappellieri, una voce autorevole sul panorama del gioiello contemporaneo, durante una nostra chiacchierata.
Raccontare una storia, avere la capacità di coinvolgere il pubblico nella propria crescita, personale e di brand, oggi fa la differenza.

Maria Vittoria Paolillo ha 26 anni, è una designer del gioiello, con una famiglia di gioiellieri alle spalle, che l’ha caricata di aspettative, così come di ispirazione e conoscenza.
E’ proprio nella casa romana della sua famiglia che ci accoglie; una casa carica di passato e di esperienza, che mette ancora più in risalto come Maria Vittoria sia riuscita ad andare oltre quel carico storico (ci chiede di chiamarla Viki ), ed a costruire non solo una sua personalità, indipendente e contemporanea, ma anche un progetto di brand, innovativo e creativo.



Fin dall’inizio del suo percorso, poco meno di 5 anni fa, e dopo gli studi di gemmologia, Viki crea un suo marchio, MVP, distanziandosi dal settore dell’alta gioielleria, nel quale opera la sua famiglia, con una linea più fashion, caratterizzata da materiali come argento e bronzo.
Suo padre non approva questa scelta e sceglie, inizialmente, di non appoggiarla.

Viki commette errori, tipici di chi coraggiosamente rischia, mettendo in gioco la fiducia in se stessa.
Dopo una prima collezione “andata male, per inesperienza nel settore moda”, come ci racconta lei stessa, si ritrova felice di aver sbagliato.
Da quell’errore comprende infatti, più in profondità, le tendenze del momento, il mercato e, aspetto più importante, quanto sia fondamentale cercare di mettere la propria personalità nelle proprie creazioni, per renderle uniche, per dar loro un’anima.
Da quegli errori ho capito chi sono. Ho cercato di mettere nei miei prodotti quella che sono io: una persona molto precisa e schematica, in tutto, anche nella vita”.
Nascono quindi le prime sperimentazioni di design, ispirate alle forme geometriche, che hanno il culmine in quello che oggi, per Viki, è un marchio di fabbrica: gli anelli che vestono tutte e 5 le dita, con svariate forme, ispirate, molto spesso, a gabbie, caratterizzate sempre da eleganza e ricercatezza nelle forme.
“Volevo creare qualcosa che completasse il look”.
Solo in un secondo momento, continuando la rielaborazione di elementi geometrici, le impreziosisce con pietre preziose.

E funziona: Viki appare su testate importanti, viene intervistata da tv nazionali ed è ospite di eventi prestigiosi, non solo del settore bijoux, come l’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Questo perché l’intuizione di Viki è stata proprio quella, dopo la consapevolezza della sua identità stilistica, di uscire dalla visione tradizionale di “bottega” ed investire sulla propria immagine web, mostrandosi al mondo.
Viki apre una pagina Instagram che, dopo poco più di un anno, conta oltre 40 mila follower, facendole incrementare le vendite dei suoi prodotti del 70% e aprendole una vetrina mondiale sul mondo fashion.

Sono tutti questi aspetti che devono aver convinto il team di Trussardi a chiederle di disegnare i gioielli che vestiranno le modelle nella Collezione PE2017, durante le sfilate della Milano Fashion Week.

Raccontandoci, onestamente e senza filtri, tanti retroscena della sua vita e della sua crescita, non si accorge che è trascorsa oltre un’ora senza che postasse uno scatto sulla sua pagina.
“Già è andata bene. Mi ero dimenticata totalmente”.
Viki posta diverse volte al giorno, per lei le “pause dai social” non esistono.
Mi vedo da fuori e penso che è difficile. Ma più lavoro sulla mia immagine, più vendo il mio prodotto. Molte volte, facendo questo, vivi situazioni per raccontarle e non per viverle. Alcune persone pensano che io stia vivendo una vita finta. La verità è che ora sto creando il mio futuro lavorativo, poi si vedrà che piega prenderà tutto questo”.
Quello che percepisco io è invece di avere di fronte a me una giovane donna che ha trovato una sua strada, e che sta sfruttando, consapevolmente e creativamente, le potenzialità che questo momento storico offre, con tenacia, determinazione e creatività.
“Ora il mio papà è il mio più grande supporto”. E io credo che questo, di finto, abbia molto poco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: