Thalìa, Heavy Sweet Metal

Thalìa, Heavy Sweet Metal

MILANO.

Per me la musica è il colore, non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso”.
(David Bowie )

L’ossimoro è la figura retorica che accosta, nella stessa frase, due parole dal significato contrapposto: pesante leggerezza, felice errore, lucida pazzia.

Thalìa sembra un ossimoro in carne ed ossa: metà sangue cubano e metà italiano; dolce e riservata davanti ad un caffè, una furia scatenata sul palco; una ragazzina di 19 anni che sta costruendo da sola la sua carriera. La incontro tra un tour in Spagna ed uno in Giappone.

Thalìa è una chitarrista Heavy Metal.
Inscatolata nei miei preconcetti di come un musicista di questo mondo dovrebbe apparire, cerco di approfondire. “Sul palco è l’altra parte di me che viene fuori, non costruita. Il palco è il mio posto: lì mi sfogo e mi sento in pace con il mondo. Sento ansia fino a 5 minuti prima di salire, ma quando sono lì, con le luci spente e aspettando di iniziare il primo pezzo, sono tranquilla e penso: questa è un’altra occasione per far vedere chi sei, come stai migliorando sia chitarristicamente parlando, sia in termini di performance.
Non è facile: devi essere te stessa, ma anche far divertire le persone. Devi quindi essere molto concentrata in quello che fai: il pubblico che urla il tuo nome, vuole interagire con l’artista che sta suonando. Io sono all’inizio, ma già sentire questo brivido, ti fa sentire che il tuo sogno sta prendendo forma”.

Non è un caso che Thalìa citi, come sue ispirazioni, Joe Satriani e Kiko Loureiro, chitarrista dei Megadeth, suo maestro, per il quale ha aperto uno degli ultimi concerti.

Quello che apprezzo di loro è l’umiltà: sanno di essere grandi e ottimi chitarristi, ma non si vantano di esserlo. Lo dimostrano e basta. È una cosa che adoro di loro, tanto quanto la loro bravura”.

Ossimori.
Thalìa, tra le sue ispirazioni, cita anche i Sigur Ros. “Danno vita a canzoni ambientali: ascoltandoli, si entra in un altro mondo, che loro creano”. Suoni post-rock che richiamano la potente pace surreale dei paesaggi islandesi. Artisti apprezzati da Björk, che ne condivide la capacità di plasmare mondi utopici, minimalisti, incantati.

Musica Sperimentale VS Heavy Metal. “It’s oh so quiet, shh shh” VS “Fear of the dark”.

Ossimori.
O forse diversi lati di personalità interessanti, poliedriche, sempre in ricerca e con voglia di approfondire sensazioni ed emozioni, per poi raccontarle attraverso la propria arte.

Questa Polaroid ci ricorda che sono proprio i nostri contrasti ad essere la nostra forza, se li viviamo non come confusione, ma come sublime ricchezza.

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